Comportarsi e rapportarsi martedì, Ago 19 2014 

I comportamenti sono costumi generalizzati che cambiano continuamente, così per un “anziano” risulta poco vantaggioso adeguarvisi, sia perché i nuovi apprendimenti sono dispendiosi, sia perché quelli vecchi possono risultare utili confrontandoli con quelli attuali.

Di tutt’altra natura sono i rapporti, i quali sono svincolati da mode, in quanto non procedono da cause esterne, conformistiche, ma da iniziative personali che poggiano sulla competenza individuale, ossia sul pensiero dei soggetti impegnati nel rapporto stesso.

Questa seconda strada è quella da percorrere ai fini della soddisfazione, mediante interessi e pratiche relazionali che creino spazio al proprio desiderio, cercando nel contempo di evitare tanto modelli di tipo comportamentistico, quanto protesi di stampo cognitivistico.

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Eredità venerdì, Apr 25 2014 

L’eredità, ossia il lasciare qualcosa ai “figli”, è un’esigenza sentita da molte persone anziane, come del resto attestano numerosi film di attualità, quali ad esempio Gran Torino, Monsieur Ibrahim, Nebraska.

Ci sono però due ordini di fattori che rendono difficoltoso il passaggio generazionale, il primo è dovuto al (giusto) venir meno dei rigidi supporti pedagogici del passato, il secondo va ascritto al mancato riconoscimento della “paternità” da parte della gioventù attuale.

E’ forse possibile venirne a capo attraverso la testimonianza e i suoi atti, i quali non sono tanto parole o meri esempi, quanto pratiche singolari, volte a creare un “debito” nel figlio, favorendone per questa via la possibilità di regolarsi secondo desiderio.

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A Viso Scoperto venerdì, Gen 17 2014 

“Vi è più ragione nel tuo corpo che nella tua migliore sapienza”, scrive Nietzsche in Così parlò Zarathustra. Il viso può essere considerato l’essenza di tale ragione.

In età avanzata, a motivo delle rughe, non si è più oggetti di identificazione, tuttavia è possibile esserlo ancora se la faccia lascia trasparire un vissuto: non un sedimento degli anni, ma di una storia.

La consapevolezza della propria storia conferisce sicurezza, la quale consente di uscire a testa alta utilizzando il viso anche solo per piccoli atti, come il saluto, forieri comunque di soddisfazione reciproca.

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Ambiente e Solidarietà domenica, Ott 6 2013 

Avere cura dell’ambiente – persone e territorio – può essere una pratica consona “all’anziano” e quindi importante ai fini della soddisfazione.

Il territorio è un bene comune, considerato di volta in volta di tutti o di nessuno. Per scongiurare quest’ultima eventualità può essere utile mettere in atto l’imputabilità, una caratteristica della persona anziana, ossia il suo sentirsene “responsabile” per tutto ciò che vi accade, e il suo muoversi di conseguenza.

Molti “anziani” si trovano, per necessità, in prima linea con badanti e operatori stranieri. Al fine di coltivare al meglio questi rapporti serve della solidarietà: si tratta di mettere l’Altro, portatore di differenti culture, nella condizione di soggetto. Ne conseguono uno scambio vantaggioso e una testimonianza di civiltà.

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Storia personale e Scambio generazionale venerdì, Set 6 2013 

La trasmissione della Legge paterna, che fino alla “contestazione” avveniva per discendenza, ossia automaticamente, e con ripetizione dell’identico, si è interrotta. Dopo il ’68 le giovani generazioni sono passate al “farsi da sé”, negando tale paternità, ma rischiando così di smarrire il desiderio.

Ciò ha portato a una frattura generazionale dannosa per giovani e “anziani”.  E’ possibile ricucirla tramite l’eredità, un lavoro che da un lato porta al riconoscimento della propria origine, senza la quale non si crea futuro; dall’altro mira a prendere coscienza del cambiamento, evitando pensieri retrivi, tipo: “si stava meglio prima”.

La storia personale dell’”anziano” è il mezzo più importante ai fini dello scambio. Si tratta di dare testimonianza delle soddisfazioni che hanno reso vitali i ricordi, rendendoli in definitiva Storia: tale da essere narrata e tramandata in quanto possibilità di vivere secondo Legge e desiderio. È quello che si può vedere nel film Monsieur Ibrahim.

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Lèggere giovedì, Ago 29 2013 

Tra le pratiche di soddisfazione, ossia che appagano il proprio pensiero,  la lettura va messa al primo posto. Il rapporto costi/benefici è assolutamente vantaggioso, soprattutto per le persone in età avanzata.

Il libro è un amico che si può tenere appresso per il tempo che si vuole, in qualsiasi ambito e condizione, come quando si è obbligatoriamente allettati, e ciò costituisce un vero antidoto contro la solitudine.

Lèggere, inoltre, è importante non  solo perché permette di godere di un piacere estetico, ma anche perché, favorendo l’elaborazione dei ricordi, consente di conoscere meglio se stessi e la  propria storia.

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La Fantasia e la Creatività mercoledì, Ago 7 2013 

Molte persone iniziano a scrivere, a dipingere, a comporre, in età avanzata. Le loro realizzazioni, pur non essendo sempre opere d’arte, sono comunque espressioni della fantasia e della creatività.

Queste facoltà appartengono a tutti, come dimostrano i bambini e i sogni, ma durante la vita lavorativa vengono per lo più accantonate, mentre in vecchiaia possono finalmente concretizzarsi e dare particolari soddisfazioni.

Tramite tali capacità “l’anziano” può elaborare soprattutto i sentimenti di nostalgia che lo legano a oggetti e persone, creando con essi sempre nuovi rapporti i quali, pur sullo sfondo di perdite irreversibili, consentono inedite aperture e valide difese dalla depressione.

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Invecchiare con Saggezza venerdì, Giu 7 2013 

Sebbene non esista più il vecchio saggio – inteso come depositario di conoscenze da trasmettere – è tuttavia possibile ravvisare nel percorso d’invecchiamento qualche capacità personale che si può definire saggezza.

Una siffatta capacità si realizza anzitutto quando “l’anziano” si sottrae alla categoria medico-sociologica, e si pensa in quanto persona; e quando, in seguito alle inevitabili perdite, riesce a riorganizzarsi e guardare avanti.

Ai fini di questa competenza vengono presi in considerazione alcuni concetti quali soddisfazione, desiderio, scambio generazionale, volti non solo a vivere il meglio di sé, ma anche a tramandare qualcosa di sé.

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Solitudini sabato, Apr 27 2013 

La solitudine, unitamente alla mancanza d’interessi, è uno dei problemi principali delle persone anziane.

Tuttavia non è sempre così. Intanto  occorre distinguere la solitudine dall’emarginazione, essendo questa una condizione sociale che riguarda la categoria degli “anziani”.

La solitudine è una condizione personale che può essere pesante, patologica, come nel caso della melanconia, ma può anche essere una scelta, utile ad esempio per leggere.

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Il Saluto – la Salute sabato, Mar 23 2013 

Questo è il primo di una serie di incontri tenutisi mensilmente presso un centro di aggregazione per “anziani”, a partire dalla Proposta “Valorizzare la Persona, il Centro, la Comunità” .

Il saluto è una pratica…salutare. Si tratta di un gesto vantaggioso per la persona anziana, soprattutto se vive da sola,  perché aiuta a intessere qualche forma di legame. Ma, al di là di questo aspetto pratico, il saluto è importante in quanto esprime il rapporto, ossia l’apertura e il riconoscimento di due soggetti.

Questa pratica di soddisfazione, può inoltre favorire l’uscita da situazioni chiuse, persino angoscianti, come quelle che accadono in età avanzata, per i “ritorni narcisistici” dovuti spesso alle frequenti perdite

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Il Saluto – la Salute
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Diritto all’Invecchiamento attivo domenica, Nov 11 2012 

La celebrazione dei Diritti Umani, indetta per il 10 dicembre p.v., è anche l’occasione per ricordare – dal momento che finora se n’è parlato poco -, che l’anno in corso è dedicato all’ Invecchiamento Attivo e la Solidarietà fra le generazioni (Parlamento europeo).
I Diritti alla Salute – art. 25 dell’Organizzazione mondiale della sanità – non riguardano soltanto la cura delle malattie ma, per quanto concerne le persone anziane, pure il Diritto all’Invecchiamento Attivo, in quanto desiderio di progettare e realizzare nuove esperienze di vita.
Questa prospettiva, caldeggiata dalla stessa OMS, comporta un ripensamento culturale affinché l’“anziano”, riconosciuto come soggetto desiderante, possa fruire di condizioni esterne che siano d’aiuto nel coltivare i suoi progetti. Compreso quello di testimoniare la propria storia. Anche ai fini del progresso sociale.
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Diritto all’Invecchiamento attivo
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Valorizzare la Persona, il Centro, la Comunità mercoledì, Ott 10 2012 

La persona anziana non è soltanto un essere bisognoso, ma anche un soggetto desiderante.
Dare spazio a questa prospettiva, peraltro in linea con con “L’anno europeo dell’Invecchiamento attivo e la Solidarietà fra le generazioni”, significa valorizzare la persona, i suoi rapporti, e il Centro di Aggregazione può essere il luogo privilegiato per tale compimento.
Quando le attività ricreative che caratterizzano i Centri sono fini a se stesse, questi spazi rischiano di restare chiusi, isolati, utili solo a parcheggiare persone e ad ammazzare il tempo. Se invece esse sono l’occasione per realizzare pratiche che  favoriscono il pensiero dei soggetti, i Centri stessi si arricchiscono, potendo diventare anche un punto di riferimento per la Comunità di appartenenza.
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Proposta per un centro di aggregazione
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Il Desiderio dell'”Anziano” mercoledì, Ott 10 2012 

“Il desiderio non muore mai” è un assunto che trae origine dalla componente psichica  – pulsione –  del desiderio stesso, la quale non viene mai meno come invece succede per la componente biologica.
L’assunto sembra infatti non reggere se si suddivide la vita ­in “fasi”,  oppure quando l’istinto, per qualche ragione, soppianta la pulsione: in entrambi i casi la componente biologica prende il sopravvento.
In tutto questo riveste una notevole importanza il giudizio corrente per cui “l’anziano” è un essere bisognoso prima che desiderante. Ciò ha dei risvolti anche pratici perché se manca quest’ultimo riconoscimento fondamentale per un soggetto,  i bisogni crescono a dismisura.
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Il Desiderio dell'”Anziano”
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“L’Anziano” e la Soddisfazione lunedì, Gen 16 2012 

L’ “Anziano” designa una categoria sociale, caratterizzata soprattutto dal pensionamento, che comporta pregiudizi dai quali occorre prendere le distanze; perciò si virgoletta il termine.
Altrettanto vale per la parola “vecchiaia” – una tappa di vita nella prospettiva medica – , connotata spesso patologicamente e che determina condizionamenti e comportamenti stereotipati.
Tuttavia, se c’è soddisfazione, ossia appagamento del pensiero, è possibile dire che “l’anziano” non esiste e che la vecchiaia è l’arresto, evitabile, di un percorso che riguarda tutti fin dalla nascita.
Leggi tutta la presentazione nel documento PDF:
“L’Anziano” e la Soddisfazione (presentazione)
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La Soddisfazione nella Casa di Riposo lunedì, Gen 16 2012 

Chi ha occasione di entrare in una casa di riposo, per prima cosa nota il clima di tristezza, di rassegnazione, di depressione che la pervade.
Non è sempre così, tuttavia l’atteggiamento di fondo è quello di passività, che corrisponde al nostro stesso modo di pensare la vecchiaia di cui poi, per tante ragioni, non si vuole sapere.
In tale ambiente gli addetti ai lavori mettono spesso in atto comportamenti improntati alla compassione (sebbene avvenga anche tutt’altro), mentre l’istituzione cerca magari di sollevare un po’ gli animi con occasionali intrattenimenti. Tutto ciò comunque senza alcuna incidenza sulla soggettività degli ospiti, sulla possibilità di metterne in moto il pensiero in modo da consentire loro di guardare avanti.
La ricerca interna alla struttura ha invece evidenziato che, a fronte di questa rassegnazione generale, è possibile tale rimessa in moto qualora si considerino gli “anziani” dei soggetti desideranti, prima che bisognosi, e ci si adoperi per fornire loro agio in tal senso.
Proprio con questo intendimento si è tenuta una serie di incontri, volti appunto a trattare l’aspetto del desiderio e della sua soddisfazione nell’“anziano”, pro-vocando in fin dei conti ciò che già esiste in lui, e supportando tali momenti con pratiche che ne permettano la concretizzazione.
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La Soddisfazione nella Casa di Riposo
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… oppure negli articoli seguenti trovi la presentazione dei singoli capitoli

1) Vivere e sopravvivere lunedì, Gen 16 2012 

(Incontro del 15.10.2009)
Il progressivo aumento della longevità si sta definendo sempre più in termini di sopravvivenza piuttosto che di vita perché, a mano a mano che passano gli anni, risulta sempre più difficile realizzare qualche forma di soddisfazione.
Ciò farebbe la differenza fra vivere e sopravvivere, ma per accedere a questa possibilità occorre anzitutto essere sovversivi, ossia andare contro il modo corrente di pensare, per non rimanere irretiti nei pregiudizi che connotano la parola “anziano”.
Per questo viene virgolettato il termine, ossia per prendere le distanze da una categoria sociale che subordina la persona, complice talora “l’anziano” stesso, e che la induce a vivere una vecchiaia a comando.
E ciò non solo quando l’età avanzata è caratterizzata dalla passività, ma anche quando è improntata al giovanilismo, alle prestazioni, volte in fin dei conti a negare la vecchiaia stessa come peraltro vorrebbe l’attuale società.
La soddisfazione di cui parliamo non è la conseguenza di prestazioni, semmai del pensiero che le presiede, del rapporto che si ha con qualsiasi fare e che può essere appannaggio di qualsiasi persona, compreso un allettato cronico.
E’ questo pensiero, in quanto si collega al desiderio individuale, che va favorito nell’“anziano” e che può essere assecondato anche in una Casa di Riposo, attraverso adeguati rapporti e pratiche di soddisfazione che portano alla meta, alla conclusione del pensiero stesso.
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2) Non solo bisogni – Gestire e trattare lunedì, Gen 16 2012 

(Incontro del 12.11.2009)
Il secondo incontro si è incentrato soprattutto su quanto era emerso in maniera forte nella conversazione del primo appuntamento, ossia sul fatto che gli ospiti non hanno solo bisogni, ma anche desideri.
C’è infatti la tendenza a ignorare se non a negare questo aspetto nell’”anziano”, soprattutto quando si tratta di desiderio sessuale, ritenuto poco consono alle persone anziane e particolarmente intrigante nelle case di riposo.
Occorre invece ricordare che il desiderio è un fatto pulsionale che riguarda tutti, che si struttura fin dai nostri primi rapporti e che non muore mai, nonostante il venir meno, con il passare degli anni, delle forze fisiche.
Va detto inoltre che il desiderio è “plastico”, ossia che può passare da un’azione a un’altra, perché non poggia sul mero istinto orientato da schemi precostituiti, ma sulla pulsione, in quanto si lega al pensiero individuale.
Tutto ciò induce a pensare gli “anziani” come esseri desideranti, ma vanno anche trattati di conseguenza, ossia sostenuti in tal senso, soprattutto da parte di coloro che se ne prendono cura.
Occorre sottolineare la convenienza nel considerare questo aspetto, che comunque non riguarda tanto la modalità del gestire l’altro, quanto quella del trattare con l’altro, da persona a persona, alla pari e cercando di mettersi in gioco.
Ve detto, per la precisione, che i due piani, gestire e trattare, coesistono e l’istituzione, pur non potendo pretendere questa competenza relazionale ha tutto l’interesse a favorirla perché tra desiderio e bisogni c’è un rapporto inverso: non soddisfacendo il primo, i secondi crescono a dismisura.
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3) Forme della soddisfazione lunedì, Gen 16 2012 

(Incontro del 10.12.2009)
Bisogna riuscire a pensare davvero in maniera sovversiva per credere che nella Casa di Riposo esista dell’umorismo: infatti, frequentando questi ambienti, ciò che si nota anzitutto è un silenzio deprimente.
A un più attento esame, tuttavia, si possono cogliere anche aspetti allegri e dopo un paio di incontri con gli ospiti, questo lato è emerso in maniera chiara, per cui ho deciso di approfondirlo, di farne un argomento finalizzandolo alla soddisfazione.
E’ possibile dire che l’umorismo, come del resto i motti di spirito, le barzellette ecc. siano insiti in ciascuno di noi quali residui del gioco infantile, quindi della fantasticheria adolescenziale, ai quali poi abbiamo dovuto rinunciare per gran parte della nostra vita.
Tali esperienze, sebbene accantonate, non vengono cancellate, così che c’è sempre la possibilità di riprenderle, avendo già tutto a disposizione dentro di noi, basta sapersi ascoltare un po’.
E’ un lavoro che costa poco e fa guadagnare molto, come del resto avviene nella pratica della poesia, che consente anche agli adulti di esternare le loro fantasie e in questo modo permette di coltivare il proprio desiderio.
E’ sovversivo poi anche il fatto che proprio gli “anziani” siano in prima linea con operatori e badanti stranieri: una globalizzazione multiculturale che può diventare interculturalità, ossia scambio di idee con guadagno reciproco.
Non è escluso che i nostri “anziani” siano avvantaggiati in questa prova avendo essi stessi vissuto, più o meno direttamente, analoghe esperienze di migrazioni; comunque questo fatto costituisce anche un lavoro di civiltà, perché diventa l’avamposto di analoghe realtà con le quali dobbiamo sempre più confrontarci.
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4) Rapporti lunedì, Gen 16 2012 

(Incontro del 14.01.2010)
I rapporti di cui parlo si riferiscono a una competenza relazionale, ossia a un saperci-fare-con-l’Altro, che è il terreno privilegiato ai fini della soddisfazione.
Si tratta dell’incontro di due soggetti, che occupano posti relazionali prima che ruoli lavorativi, e che si regolano in base a una norma di beneficio da loro stessi composta, non precostituita. Tale norma si estrinseca in forme “giuridiche” come la domanda, la risposta, la sanzione, e che in un ambito istituzionale si intersecano con regole stabilite dal ruolo, alle quali conferiscono un’altra connotazione. Quando ad esempio un operatore chiede all’ospite, che sta imboccando: “Posso darle da mangiare?” si realizza un atto giuridico perché questa domanda comporta un’obbligazione da parte di chi la riceve, il quale verrà indotto a sanzionare positivamente l’operatore, anche attraverso un semplice “grazie”.
Tutti gli incontri, come intrattenimenti o attività varie, possono essere occasione per realizzare un vero rapporto che, in quanto tale, funziona anche al di fuori degli incontri stessi. Solitamente si ritiene che per socializzare sia sufficiente mettersi insieme, ma non è così automatico perché ai fini di una vera relazione serve un lavoro, con le caratteristiche di cui sopra, e che necessita tempo. Anche l’espressione “ama l’anziano”, uno slogan assai diffuso nelle case di riposo, non implica un vero rapporto, perché è una posizione di principio, un atteggiamento spesso imposto, mentre “onora l’anziano” significa rispetto per una persona che ha un lungo trascorso alle spalle, e ciò può costituire una condizione già importante per stabilire un rapporto.
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5) Il soggetto e l’Altro – la Creatività lunedì, Gen 16 2012 

(Incontro del 11.03.2010)
Questo (quinto) incontro nella Casa di Risposo è stato una tappa fondamentale: gli ospiti non si sono limitati a partecipare alla conversazione collettiva, ma hanno iniziato essi stessi a introdurre gli argomenti che di volta in volta venivano alla luce nelle conversazioni stesse.
Alcuni di loro, ancorché aiutati dall’Educatrice – il cui compito del resto è proprio quello di metterli nelle condizioni per realizzare pratiche che mirino alla soddisfazione -, hanno cominciato a produrre pensieri in forma scritta, lasciando spazio alla loro creatività.
Tale prassi, basata sull’iniziativa e sulla scrittura, ha poi consentito di realizzare pratiche similari, come il laboratorio teatrale, finalizzato non tanto a particolari rappresentazioni, quanto alla possibilità di esprimere se stessi, anche di fronte agli altri, in modo da provocare analoghi pensieri.
Questa esperienza, come ogni altra del genere, ha anzitutto lo scopo di rendere i soggetti co-artefici della propria soddisfazione, di favorire la loro iniziativa ai fini dell’appagamento del desiderio.
Nelle case di riposo solitamente non viene preso in considerazione questo aspetto; si fanno magari intrattenimenti, anche piacevoli, che tuttavia lasciano spesso il tempo che trovano perché non favoriscono un pensiero, un progetto che permetta di guardare avanti.
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6) Il Prossimo e l’agio – la Tolleranza lunedì, Gen 16 2012 

(Incontro del 15.04.2010)
Negli spazi di una Casa di Riposo si vive per necessità fra prossimi, ossia tra vicini anche a stretto contatto, e ciò rende difficile la convivenza stessa, per la quale si rende ovviamente necessaria una certa tolleranza.
Ma questa capacità, come la sua reciproca del non arrecare disturbo, non è un fatto di mera educazione, che si può realizzare anche ignorandosi, non parlandosi, come del resto avviene in questi ambienti.
Si tratta, al contrario, di farsi prossimo – approssimarsi – ossia avvicinarsi all’altro, senza peraltro invadere il campo altrui, come invece avviene nei “comandi”, una modalità che causa “di-sagio”.
Questo tipo di disagio mette in un secondo piano il così detto disagio dell’”anziano”, ossia il malessere misurato in acciacchi o in difficoltà varie, mentre evidenzia il venir meno dello spazio di soggettività giacché soppiantato da intrusioni esterne, da pregiudizi.
E’ da tale soggettività – di pensiero – che procede la soddisfazione la quale, essendo anche foriera di una certa serenità, facilita la tolleranza stessa; è una conseguenza analoga al fatto per cui, assecondando il desiderio si avverte meno il bisogno.
E’ possibile dire, anche a seguito di queste considerazioni, che nella casa di riposo il primo posto, in ordine d’importanza, spetta al rapporto fra gli ospiti, perché i prossimi sono anzitutto costoro, a patto che compiano movimenti di avvicinamento. In questo vanno aiutati.
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7) Prendersi cura della fine della vita lunedì, Gen 16 2012 

(Incontro del 10.06.2010)
Il morire fa parte della vita e questi momenti finali possono essere l’ultima occasione per dare senso alla vita stessa, ma forse anche per intendere qualcosa della morte, data la loro inscindibilità. Oggigiorno, tuttavia, il morente viene sempre più deprivato di questa possibilità personale a causa di ingerenze esterne, come ad esempio i criteri “scientifici” fissati dalla biomedicina, che pretendono di stabilire il limite fra la vita e la morte. Ciò sottrae quest’ultima alla sua natura, rendendo la morte sempre più artificiale, come appare in maniera evidente quando si applicano ad oltranza interventi sanitari che sconfinano nell’accanimento terapeutico.
Tenuti in debito conto questi fattori esterni, frenanti la personalizzazione del morire, va detto che esistono anche fattori interni che favoriscono il prendersi cura della fine della vita, e che fanno capo alla nostra idea di soddisfazione. Uno di essi, forse il più importante, riguarda l’idea di “limite”, da cui procede la soddisfazione stessa, ma che è anche una condizione su cui dovrebbe essere improntata tutta la vita. Limite sia rispetto all’onnipotenza, a partire dalla consapevolezza che da soli non ci bastiamo, e limite sia rispetto all’immortalità, se riusciamo a interiorizzare il nostro essere precari al mondo.
Questo secondo aspetto fa riferimento a ciò che noi chiamiamo “percorso d’invecchiamento”, un cammino che dura tutta la vita, fatto di perdite irreversibili (ma anche di acquisizioni), fino all’essenza della morte stessa in quanto perdita definitiva. Eluso questo percorso si incontra l’angoscia, che è altra cosa rispetto alla paura della morte che ognuno più o meno può provare, perché semmai è negazione della morte. Va detto infine che per prendersi cura di questi momenti particolari è importante essere accompagnati da figure in grado di aiutare il morente ad “esserci nel suo morire”. Ne va della soddisfazione finale.
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